Voyager 2, la Nasa riduce i consumi per prolungare la missione
La Nasa ha deciso di spegnere alcuni strumenti a bordo della sonda Voyager 2 per ottimizzare l’energia disponibile, che sta gradualmente diminuendo. L’ultimo dispositivo a essere disattivato, il prossimo 24 marzo, sarà il Low-Energy Charged Particle Instrument, progettato per rilevare particelle cariche a bassa energia nello spazio. Le sonde Voyager, lanciate nel 1977, hanno superato di gran lunga la loro missione iniziale, che prevedeva cinque anni di esplorazione dei pianeti esterni. Oggi continuano a trasmettere preziosi dati sullo spazio interstellare, ma la loro fonte di energia, un generatore termoelettrico a radioisotopi, sta lentamente esaurendosi.
Nonostante la disattivazione di alcuni strumenti, su ciascuna sonda restano operativi tre dispositivi scientifici, tra cui il magnetometro e il sottosistema delle onde al plasma. Questi strumenti sono fondamentali per lo studio del campo magnetico, del plasma e dei raggi cosmici. Grazie a un’attenta gestione dell’energia, le Voyager potrebbero continuare a operare con almeno uno strumento attivo fino agli anni 2030, sebbene l’invecchiamento dei sistemi di bordo potrebbe riservare sfide impreviste. Le due sonde restano gli oggetti costruiti dall’uomo più lontani dalla Terra: Voyager 1, che nel 2012 è diventata la prima sonda a uscire dall’eliosfera, si trova a oltre 25 miliardi di chilometri di distanza, mentre Voyager 2, fuoriuscita dall’eliosfera nel 2018, è a più di 21 miliardi di chilometri. A causa di queste immense distanze, un segnale radio impiega più di 23 ore per raggiungere Voyager 1 e circa 19 ore e mezzo per Voyager 2.